A piccoli passi

Veronika è la conduttrice del laboratorio di movimento creativo a Piccola Piazza d’Arti. Con le sue giovanissime allieve ha scelto di coreografare, secondo la sua specifica disciplina, il brano Ederlezi/Dzurdzedan, eseguendo questa performance durante il concerto dell’8 aprile “Pace di tutti i colori”. In questo post ci racconta come è nata e cresciuta questa proposta.

Quando ho ascoltato la canzone Ederlezi per la prima volta, ho subito capito che tra i brani proposti, quello sarebbe stato il mio. Dentro quella musica una nostalgia di fondo mi ha catturata. E’ scattato un meccanismo di riconoscimento corporeo antico, qualcosa che sentivo di poter condividere. Leggendo il testo e documentandomi sul progetto “Pace di tutti i colori“, ha iniziato a prendere forma un’idea di bellezza triste, che sentivo il bisogno di esprimere, di danzare.  Un canto di festa, quello di Ederlezi, nella tragicità della prigionia. Un invito ai fiori della primavera, nonostante la fine. Un modo di resistere e di testimoniare attraverso la musica, la bellezza in grado di restituire dignità al viaggio senza ritorno di un popolo condannato alle atrocità di guerra che, cicliche come le stagioni, ripetono i loro abomini.

Ho pensato alle file di uomini e donne con i loro bambini e alla impietosa transumanza di corpi a cui ogni giorno assistiamo. Su questo scenario le note di Ederlezi, il canto di un popolo intonato a cantilena che rinvigorisce gli animi durante lo spostamento di massa.

E’ da questo canto dei popoli e dai nostri bambini, Martina, Alessia, Alice, Gloria, Emma, che ho sentito necessario far partire un gesto.

Le allieve del corso di movimento creativo di Piccola Piazza d’Arti hanno dimostrato immediato entusiasmo verso la possibilità di partecipare al concerto.

L’intenzione è quella di offrire un dono, la loro danza, a questa bella causa da vincere, la pace.

La coreografia è la messa in forma di piccoli e significativi gesti di desiderio alla vita, comunanza, sostegno, rispetto, dignità, amore. Una camminata vicina, attenta e vigile agli altri, un movimento che è un percorso di andata e  ritorno, un attraversamento verso una meta, l’incontro, il dialogo; il corpo in movimento dei bambini, il loro incedere, a tratti troppo adulto, parla della tenacia a esprimere  i propri desideri, petalo dopo petalo, nella purezza e semplicità tipica del gioco.

Il movimento continua, e si continua a danzare e a cantare insieme nonostante le tinte intorpidite di una primavera ancora troppo fredda.

I venerdì di Piccola Piazza d’ArtiPace di tutti i coloriLaboratori

A piccoli passi

April 15, 2016

|Veronika Aguglia, conduttrice del laboratorio di movimento creativo

Veronika è la conduttrice del laboratorio di movimento creativo a Piccola Piazza d’Arti. Con le sue giovanissime allieve ha scelto di coreografare, secondo la sua specifica disciplina, il brano Ederlezi/Dzurdzedan, eseguendo questa performance durante il concerto dell’8 aprile “Pace di tutti i colori”. In questo post ci racconta come è nata e cresciuta questa proposta.

Quando ho ascoltato la canzone Ederlezi per la prima volta, ho subito capito che tra i brani proposti, quello sarebbe stato il mio. Dentro quella musica una nostalgia di fondo mi ha catturata. E’ scattato un meccanismo di riconoscimento corporeo antico, qualcosa che sentivo di poter condividere. Leggendo il testo e documentandomi sul progetto “Pace di tutti i colori“, ha iniziato a prendere forma un’idea di bellezza triste, che sentivo il bisogno di esprimere, di danzare.  Un canto di festa, quello di Ederlezi, nella tragicità della prigionia. Un invito ai fiori della primavera, nonostante la fine. Un modo di resistere e di testimoniare attraverso la musica, la bellezza in grado di restituire dignità al viaggio senza ritorno di un popolo condannato alle atrocità di guerra che, cicliche come le stagioni, ripetono i loro abomini.

Ho pensato alle file di uomini e donne con i loro bambini e alla impietosa transumanza di corpi a cui ogni giorno assistiamo. Su questo scenario le note di Ederlezi, il canto di un popolo intonato a cantilena che rinvigorisce gli animi durante lo spostamento di massa.

E’ da questo canto dei popoli e dai nostri bambini, Martina, Alessia, Alice, Gloria, Emma, che ho sentito necessario far partire un gesto.

Le allieve del corso di movimento creativo di Piccola Piazza d’Arti hanno dimostrato immediato entusiasmo verso la possibilità di partecipare al concerto.

L’intenzione è quella di offrire un dono, la loro danza, a questa bella causa da vincere, la pace.

La coreografia è la messa in forma di piccoli e significativi gesti di desiderio alla vita, comunanza, sostegno, rispetto, dignità, amore. Una camminata vicina, attenta e vigile agli altri, un movimento che è un percorso di andata e  ritorno, un attraversamento verso una meta, l’incontro, il dialogo; il corpo in movimento dei bambini, il loro incedere, a tratti troppo adulto, parla della tenacia a esprimere  i propri desideri, petalo dopo petalo, nella purezza e semplicità tipica del gioco.

Il movimento continua, e si continua a danzare e a cantare insieme nonostante le tinte intorpidite di una primavera ancora troppo fredda.

Veronika Aguglia

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 QUI INVECE ALCUNI SCATTI THOMAS MONTICELLI DELLA SERATA DELL’8 APRILE

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IN QUESTA FOTOGALLERY SONO RIPRESI ALCUNI MOMENTI DELLA FASE DI PREPARAZIONE

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7 domande per conoscere meglio i “Déjà Vu Quartet”

E’ pronta la seconda parte dell’intervista ai Déjà Vu. Sette domande per conoscere più approfonditamente la musica e i progetti di questo meraviglioso quartetto che ha realizzato a Piccola Piazza d’Arti il prorpio CD di esordio.

…SECONDA PARTE

Ora veniamo al disco. Come nascono i brani dei Deja Vu? Oppure, se non c’è una regola fissa, ci raccontate come ne è nato qualcuno di quelli inseriti nella raccolta “Deja Vù Quartet” appena pubblicata?

Fabrizio: Direi che il lavoro il lavoro di composizione dei brani è un lavoro piuttosto semplice nella sua fase iniziale, poi come gruppo ci mettiamo del nostro. Perché semplice? Perché Gianni, piuttosto nottambulo, di notte si trova a suonare più che a dormire! E di notte compone. Ci fa trovare dei brani, delle melodie, delle parti ben precise. O meglio, la melodia di base è il frutto delle sue nottate, e noi quando arriviamo lavoriamo attorno a questa, creando il giusto ritmo, i giusti assoli, le giuste parti fra melodia e improvvisazione. Quindi i brani nascono finora più o meno tutti nello stesso modo. Da un’idea di Gianni, melodica principalmente, e poi dal nostro lavoro in sala prove.

Gianni: Le composizioni si rivelano a noi stessi per il contributo di ciascuno. Prendono forma partendo da una bella frase melodica o da un giro armonico accattivante, per poi completarsi. Un risultato che spesso ci sorprende. E ci gratifica.


Provo ad approfondire la domanda precedente. Ascoltando i diversi brani del disco si ha l’impressione di essere accompagnati in un percorso immaginativo che ha per “guida” o centro tematico il titolo stesso del brano. Penso a “Desierto”, “Frecciarossa”, “La giostra”, per citarne alcuni. Senza l’aiuto della parola riuscite ad accompagnare l’ascoltatore in un’ambientazione sonora, in un’paesaggio che si costruisce nota dopo nota sul suono. Giocate assieme a lui, lo trasportate. O perlomeno posso dire che questo è quanto ho vissuto io nell’ascolto dei vari brani. Siete riusciti secondo me a non farvi intrappolare dal bisogno di esibire a tutti i costi le vostre innegabili capacità tecniche, che per musicisti bravi come voi può essere una tentazione. Raggiungete così, a mio modestissimo parere, il risultato di essere interessanti, di tenere “agganciato” l’ascoltatore per tutta la durata del brano, in un buon equilibrio tra forma e sostanza.  Qual’è il ruolo dell’immagine visiva nella creazione della vostra musica? Traete ispirazione da qualcosa o qualcuno in particolare?

Fabrizio: Dovremmo sentire cosa ha da dire Gianni, il compositore delle nostre melodie. Mi sento di poter dire che per i titoli ci siamo ispirati tutti e quattro a quello che il brano ci suggeriva mentre lo creavamo in sala prove. Ci siamo lasciati ispirare dalla musica. Per rimanere nella tua immagine, ci siamo messi a “camminare” insieme e poi abbiamo detto: “Toh, siamo arrivati qui!”.Abbiamo notato che la nostra musica ha una sua coerenza e che anche tra un brano l’altro esiste un legame. I diversi brani ci hanno portato ad ambientazioni che ricordano un po’ il viaggio. Un’alba, una madrugada piuttosto che una giostra, un deserto o un Freccia Rossa. Sono tutti aspetti legati al viaggio. Quando suoniamo questi brani durante i nostri concerti ci capita di vedere le persone con gli occhi chiusi e ci piace immaginare che attraverso la musica possiamo regalare loro qualcosa: magari proprio “un viaggio”, per quanto immaginario.

Gianni: Penso che certe melodie dei Deja Vu Quartet siano immaginifiche. Le atmosfere di certi brani come “Desierto”  fanno pensare ai colori di un viaggio, o alle sfumature di luci ed ombre di certe foto in bianco e nero. Ma anche i paesaggi interiori così ricchi di contrasti emotivi.

Le sonorità del gruppo cercano di sedurre e di condurre “altrove”, attraverso un ascolto leggero, ma non superficiale, accattivante, ma non banale.

Federico: Voglio solo aggiungere che ritengo anch’io il modo di fare assoli, di costruire melodie e armonie di Gianni non tanto una dimostrazione di virtuosismo, ma una ricerca di purezza, di bellezza. E’ come se ci fosse un dialogo sonoro. Parliamo di assoli, ma si tratta anche di passaggi ben precisi. Molto spesso gli assoli sono parti precise dello svolgimento di un brano e per questo uguali in ogni concerto.

Ritengo interessante il nostro progetto perché c’è un manifestarsi individuale, ma c’è interplay, c’è l’espressione libera di ogni musicista ed allo stesso tempo ci atteneniamo ad una struttura ben precisa per ogni brano C’è spazio per tutti e tutti quanti ci impegniamo a rispettare quello degli altri. Sento importante “stare dentro” all’armonia, anche per me che suono strumenti che, solo apparentemente, non sono “obbligati” a fare questo. Cerchiamo tutti e quattro di essere coerenti a un’idea musicale e l’assolo in realtà ne è semplicemente un’espressione, è una parte di noi stessi.

Le etichette in musica sono spesso delle semplificazioni necessarie per scopi commerciali. Vi siete definiti come un gruppo dell’area “ethno-jazz”, ma quali sono gli elementi chiave del vostro stile musicale potendo descriverli con più parole e non in un tag molto sintetico come “ethno jazz”?

Fabrizio: Come si chiama la nostra musica? Dare un nome o un genere a volte serve solo per inscatolare la musica, per dargli un posto negli scaffali dei negozi oppure per cercare di venderla a un locale, per spiegarsi.

Federico: a volte è obbligatorio, necessario…

Fabrizio: Che musica è la nostra? Ethno, ethno world, jazz, ambient. A volte l’abbiamo definita anche “world music” che vuol dire tutto e niente. Torniamo al discorso di prima: in realtà, i tecnicismi, cioè quello che ognuno di noi sa fare con il proprio strumento non prevaricano il brano, ma cerchiamo semplicemente di inserire delle improvvisazioni dando il meglio di noi. Non in maniera schematica o come per dire “Adesso improvviso e vi faccio vedere quello che so fare!”. Tanto è vero che alcuni brani hanno l’improvvisazione di tutti gli strumenti mentre altri no. E’ il brano stesso ci porta su una strada; che a volte è quella dell’improvvisazione di uno strumento, a volte quella di due o tre strumenti. A volte ci porta a esprimerci secondo linguaggi più vicini al jazz, in altre risente di contaminazioni ethno, Quindi come definire la nostra musica? La nostra è semplicemente la musica dei Deja Vu.

Federico: Esattamente! E protagonista, per me, è l’”incontro”. Cioè l’incontro personale tra quattro persone e le loro capacità. Di cui fa parte la conoscenza di ogni singolo strumentista, ovvero la propria passione per la musica e la padronanza del proprio strumento, che si fonde dentro i Deja Vù.

Gianni: A me non piacciono le etichette e spesso far rientrare il nostro prodotto creativo in un contenitore preciso non rivela nulla che ci riguardi.

I colori delle percussioni sono cosa diversa dai suoni di una batteria, così come il timbro della fisarmonica non ha nulla a che vedere con un sintetizzatore.

Il basso di Jimmy è molto più di un supporto ritmico: è soprattutto canto melodico.

La chitarra classica arpeggiata è lontana dalle sonorità distorte e nevrotiche di una chitarra elettrica.

Il genere è acustico e direi “mediterraneo”.

Mi piacerebbe poter dire “viscerale” più che “cerebrale” anche se gli spazi dedicati all’improvvisazione rientrano in strutture compositive precise.


Il vostro disco è stato registrato in modo anomalo. Di solito si fa un disco in studio di registrazione oppure si registra un concerto e poi lo si pubblica. Per registrare “Deja Vù Quartet” è come se aveste invitato il pubblico in studio di registrazione, definendo questa operazione “Live recording”. Perché questa scelta?

Federico: E’ piuttosto semplice spiegarlo, ma sicuramente farò confusione. Innanzitutto è vero che il pubblico è un po’ come fosse sempre il protagonista, è un po come se fosse un elemento, un musicista che suona con noi. Ognuno fa la sua parte.

La scelta di aver registrato dal vivo, in un luogo per noi familiare, in cui ci sembrava di sentirci a casa, cioè a Piccola Piazza d’Arti, è stata fatta perchè soltanto dal vivo riusciamo a esprimerci al meglio. La connessione tra i nostri sguardi, tra i nostri strumenti e tra noi e il pubblico ci permette di dare il meglio. La forma classica di registrazione a tracce separate, per noi che siamo una band abbastanza complessa a livello tecnico, sarebbe più improbabile e difficile. Quindi la formula live è quella più efficace anche perchè iniziando a suonare si crea un feeling tra di noi e questo feeling è proprio quello che da la pulsazione ai brani stessi.


Piccola Piazza d’Arti è una realtà  piuttosto giovane che sta crescendo e affinando le proprie proposte di “polo artistico di animazione sociale e culturale” come si definisce. Come siete entrati in contatto con questo luogo? Qual è il vostro legame con esso? Siete soddisfatti del risultato ottenuto è del percorso di lavoro che ha portato alla realizzazione del CD? Perché?

Fabrizio: Piccola Piazza d’Arti è una realtà dove io e Federico abbiamo la fortuna di insegnare e dove effettivamente tra colleghi e amici si sta molto bene. Oltre a questo, anche lo spazio era adeguato a quello che cercavamo, quindi la scelta è stata naturale per suonare insieme. Ci siamo trovati molto bene, come spazio, sonorità e persone, anche con te Davide che come fonico hai seguito tutti gli sviluppi di questo lavoro. E’ stata una scelta azzeccata e che ha portato al risultato che speravamo. Noi ce l’abbiamo messa tutta e anche chi era attorno a noi. Spero che la realtà di Piazza d’Arti possa ospitare, come scuola di musica, altre realtà di questo tipo, fare altre registrazioni e che ci sia tanta musica sotto questo profilo all’interno di questo luogo.

Federico: per me Piccola Piazza d’Arti è la realizzazione di un sogno coltivato per tantissimi con tanti altri amici che collaborano come me dentro a questo progetto. Tu Davide, poi Daniele e tanti altri. Essendo la realizzazione di un sogno, siamo riusciti all’interno di questo luogo a creare la stessa cosa. Perchè anche per noi questo cd era un sogno… quindi diciamo che per noi Piazza d’Arti è un pò un grande “contenitore di sogni”.

Gianni: Sono soddisfatto del nostro primo cd.

Nonostante le imperfezioni di una registrazione live, nel disco è immortalata l’intesa di noi quattro e la carica emotiva trasferita in tutti gli 8 brani.

Ringrazio “Piccola Piazza d’Arti” per aver reso possibile la realizzazione di un sogno.

Fabrizio e Federico insegnanti nei corsi di musica che si svolgono nel centro, hanno permesso a Jimmy e a me di conoscere questo luogo “magico” dove si incontrano musicisti e artisti di ogni genere e dove abbiamo incontrato Davide, il nostro tecnico del suono, preziosissima figura professionale ed umana.

Dobbiamo alle sue competenze ed al suo contributo il buon risultato raggiunto nella registrazione del disco.


A Piccola Piazza d’Arti ci sono tanti appassionati di musica che seguono i nostri corsi. Qual è la cosa più bella della vostra personale relazione con la musica che vorreste trasmettere a chi aspira a diventare musicista e magari un giorno arrivare come voi a registrare la sua musica?

Fabrizio: A costo di sembrare banali, il mio personale pensiero è che la musica è una passione ed è un divertimento farla insieme. A me personalmente questo mi ha sempre ripagato di tanta fatica, di tanti sforzi fatti che magari non sempre sono riconosciuti economicamente. Per cui la musica è qualcosa che ti ripaga sempre. La cosa che dico ai ragazzi a cui insegno o a quelli che volessero diventar musicisti (fra molte virgolette, perché è un termine che vuol dire tutto e niente) o registrare la propria musica, è di “darci sotto” perchè verranno sempre ripagati, nel divertimento, nella passione, nel conoscere persone incredibili e qualcosa di buono rimarrà sempre, soprattutto se si fa musica originale, se si creano proprie idee e le si mettono a servizio di tutti.

Federico: il consiglio è quello di ascoltare tanta musica sin da ragazzini, cercare di identificarsi con un artista, un musicista, un genere musicale; e suonare, incontrarsi, trovare la gente giusta conoscendosi suonando, suonare tanto! Fare il musicista potrebbe non significar nulla, perchè sono tempi strani e difficili, ma suonare e fare il musicista potrebbe significare “sposare” la musica e immergersi in essa totalmente.


Progetti prossimi e futuri?

Fabrizio: Il primo progetto è il cd che abbiamo in mano. Vorremmo che più persone possibili riuscissero ad ascoltarlo. Quindi il primo progetto è la diffusione del nostro lavoro. Il prossimo evento del Déjà Vu Quartet sarà un bellissimo concerto in piazzale Fellini all’interno di un bellissimo contenitore che si chiama “Art word” che conterrà un concerto diverso ogni sera, tante forme di arte e artigianato come dice lo stesso titolo della manifestazione. L’appuntamento è il 27 luglio 2016 più o meno alle ore 21.00 per un  nostro concerto con tante sorprese che ora non possiamo svelarvi.

Federico: Venite a trovarci! Venite a trovarci!

Fabrizio: Altri appuntamenti non meno importanti sono il 31 luglio alle ore 19.00 suoneremo al Giardino di Rimini e l’1 agosto al Bistrot il Lavatoio a Santarcangelo.

Gianni: In conclusione gli 8 brani del cd rappresentano solo una parte della nostra produzione musicale. Mi piacerebbe far seguire a questo un secondo cd che completi l’opera sempre con gli stessi amici e sempre nello stesso luogo.

Ed in conclusione come è consuetudine dire: “Lunga vita ai Déjà Vu!”

Se sei interessato all’acquisto del CD puoi reperirlo nei seguenti modi:

– brevi manu tramite i componenti del gruppo

– vai ai loro concerti

– recati al Music Store di San Marino

– scrivi a dejavuquartet@libero.it

– telefona al 328 7094349 (Fabrizio)

– collegati alla pagina fb del gruppo: Dejavu quartet 

Notizie Laboratori “Folà”, corso di percussioni dell’Africa dell’Ovest

FOLA’, djembè e tamburi bassi, corso di percussioni dell’Africa dell’Ovest.

Abbiamo una grande novità quest’anno. Lorenzo di Silvestri entra a far parte dello staff di Piccola Piazza d’Arti per condurre un corso di percussioni africane. 

Il corso si terrà tutti i giovedì dalle 20,00 alle 22,00. 

Per avere più informazioni, se vuoi fare una prova, partecipa all’Open Day di venerdì 21 settembre alle 17,30 oppure chiama direttamente il referente del laboratorio al 328 4910074 (in orario di ufficio) oppure scrivici al nostro indirizzo di posta elettronica.

________________________________________

EVENTO!! Save the date:

Giovedì 27 settembre dalle ore 20,00 alle ore 22,00

laboratorio di percussioni africane

PROVA GRATUITA!

a Piccola Piazza d’Arti

Eventi Laboratori 27/09, prova le percussioni africane!!

FOLA’, djembè e tamburi bassi, corso di percussioni dell’Africa dell’Ovest

EVENTO!! Save the date:

Giovedì 27 settembre dalle ore 20,00 alle ore 22,00

laboratorio di percussioni africane

PROVA GRATUITA!

a Piccola Piazza d’Arti

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Abbiamo una grande novità quest’anno. Lorenzo di Silvestri entra a far parte dello staff di Piccola Piazza d’Arti per condurre un corso di percussioni africane. 

Il corso si terrà tutti i giovedì dalle 20,00 alle 22,00. 

Per avere più informazioni, se vuoi fare una prova, partecipa all’Open Day di venerdì 21 settembre alle 17,30 oppure chiama direttamente il referente del laboratorio al 328 4910074 (in orario di ufficio) oppure scrivici al nostro indirizzo di posta elettronica.

21/09, OPEN DAY!

A Piccola Piazza d’Arti, il nostro polo artistico di animazione sociale e culturale, fervono i preparativi per l’avvio del nuovo anno di corsi 2018-2019.

Si parte venerdì 21 settembre ore 17.30 con l’Open Day.

Seguirà poi la settimana delle lezioni di prova gratuite dal 24 al 29 settembre.

Si tratta di occasioni importanti per orientarsi tra le varie proposte e conoscere personalmente chi le conduce.

Per avere informazioni chiamaci al 342 568 3304 (in orario di ufficio) oppure scrivici al nostro indirizzo di posta elettronica

Ecco la nostra offerta per questo anno. Vuoi imparare a suonare uno strumento? Sai già suonarlo, ma vuoi perfezionarti o fare un percorso personalizzato? Vuoi partecipare ad un laboratorio di teatro o di percussioni africane? Sei interessato ad una modalità alternativa di approcciare il canto corale? Siamo pieni di proposte che fanno al caso tuo!!

CORSI

  • chitarra classica, rock, jazz
  • basso
  • contrabbasso
  • batteria
  • flauto traverso
  • violino
  • canto
  • clarinetto
  • fisarmonica
  • saxofono
  • lettura musicale

LABORATORI

  • laboratorio teatrale per bambini dai 5 ai 10 anni
  • Folà” laboratorio di percussioni dell’Africa dell’ovest
  • orchestra
  • musica d’insieme
  • canto corale
  • musica jazz
  • danze popolari
  • percussioni (drum circle)
  • Un, due,tre… prova!“ laboratorio sulle tecnologie del suono

ATELIER

  • In-canto a più voci” percorso di armonia nel canto
  • musicoterapia
  • canto prenatale
  • canto postnatale
  • training psicofonetico per la preparazione al parto

Ti aspettiamo!

“ In-canto a più voci”. Laboratorio di Armonia nel Canto

Tra l’estate e l’autunno 2017 si sono svolti i primi due laboratori di Armonia nel Canto “ In-Canto a più voci”.

Il primo si è svolto tra giugno e luglio, e il secondo con la ripresa dei corsi di Piccola Piazza d’Arti, tra ottobre e novembre 2017.

Si tratta di un percorso strutturato su 6 incontri a cadenza settimanale alla quale hanno partecipato due gruppi di adulti con tanta voglia di trascorrere due ore insieme cantando.

Il laboratorio di Armonia nel Canto è un’ attività di integrazione della voce attraverso esercizi di armonizzazione corporea con vocalizzi specifici e canti, utilizzando gli strumenti della Psicofonia, disciplina che utilizza il canto come strumento, mezzo e fine di un percorso che ha come obiettivo principale l’armonizzazione e il riconoscimento di sè.

Il canto è vissuto come un’attività liberatoria che dona vitalità, permette di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni ed è fonte di gioia e di benessere.

Per partecipare non sono richieste competenze o abilità musicali.

Il prossimo calendario di incontri è in cantiere per la primavera 2018.

“Strariperà la speranza!”

LABORATORIO DI CANTO CORALE DEDICATO AL NATALE

Un piccolo coro composto da 30 persone ha animato il momento di festa e riflessione sul Natale che è stato presentato presso la chiesa di San Materno di Comazzo, un piccolo paese nella provincia di Lodi, grazie all’invito del parroco don Paolo Beltrametti. Il titolo dell’evento, “Strariperà la speranza”, è stato tratto da un testo di don Tonino Bello e proprio il tema della “speranza” è stato il filo rosso che ha unito tra loro le riflessioni, le musiche, i gesti proposti in questo momento. Ciò che vi raccontiamo è il frutto del lavoro di 4 mesi in cui, sotto la guida del nostro Davide Bianchini, i 30 elementi del coro di età compresa tra gli 8 e gli 80 anni hanno elaborato questa proposta. Il coro si è ritrovato a cadenza settimanale ed è il secondo anno che viene proposta questa esperienza. Le peculiarità di questo percorso sono:

  • la trasversalità, per cui ha potuto partecipare chiunque e di qualunque età
  • la gratuità, non ci sono quote per l’adesione al percorso
  • la forma “laboratoriale”, cioè non si tratta un corso di canto fondato su tecnica e prestazione, ma la proposta anzitutto di un’esperienza gratificante e formativa per tutti i partecipanti che fa del gruppo la principale forza nel tentativo di comunicare qualcosa di bello
  • il luogo, la comunità terapeutica “Regina della speranza” della Coop. Papa Giovanni XXIII come centro “di gravità”, luogo di incontro per il coro e fucina di idee con tutti i ragazzi che lì vi sono accolti
  • la finalità, la preparazione di un evento pubblico in cui far arrivare una proposta attraente e fuori dagli schemi del “classico” concerto di Natale

Circa 150 le che persone sono state presenti il 30 sera e che hanno preso parte a questo momenti Sono stati proposti 10 brani musicali intervallati da alcune riflessioni. Molte le parole di gradimento ricevute al termine che ci incoraggiano e confermano l’importanza di momenti come questi.

Un grande grazie va a Norberto Trovesi (voce narrante), Paola Tezzon (violino), Irma (grande amica, sostenitrice e sarta per l’occasione), Giancarlo Frau (elaborazione grafica della locandina).

Nel frammento video si può ascoltare parte dell’esecuzione del brano “A modo tuo” di Luciano Ligabue. Volendo dare particolare rilievo al tema della speranza, in questo momento dedicato al Natale, oltre ad alcuni “classici” ed alcuni brani di matrice popolare tratti dai CD “Il Natale più bello del mondo”, sono stati eseguiti anche due brani in stile “cantautorale”: ovvero, oltre al già citato “A modo tuo” di Luciano Ligabue, il brano “Che sia benedetta” di Fiorella Mannoia, riconosciuto da tutti i partecipanti come un intenso inno alla speranza.

“A modo tuo” parla del delicato rapporto tra un genitore e un figlio (o una figlia). E’ una confessione in cui un genitore svela le proprie fragilità e le proprie paure derivanti dalla fatica di trasmettere speranza a questo figlio o a questa figlia in un mondo che non è un bel quadro. CI piace sottolineare come, in questa narrazione musicale, questo genitore non rinunci al proprio ruolo e, anzi, quanto si metta in ricerca CON il proprio figlio, lasciando a lui lo spazio di esprimere la propria autentica originalità (“A modo tuo”), di vie nuove per “essere” in questo mondo. Questa la chiave di lettura ci ha aperto alla possibilità di utilizzarlo come brano inerente al Natale. Immaginiamo che gli stessi pensieri possano aver attraversato anche quei genitori molto “speciali” e profondamente autentici che sono stati Maria e Giuseppe. Se pensiamo a quale particolare, e a momenti  dolorosissimo, percorso di vita toccherà attraversare la loro figlio, ora che noi conosciamo così bene tanti particolaridella vita di Gesù, il brano si tinge di un’intensa umanità e di una portata universale che ne aumentano la carica emotiva. E questo è ciò che tutti hanno sentito.

“Il Natale più bello del mondo – Vol.2”: la parola ai protagonisti – 1

Ripetersi non è mai facile per nessuno in nessun campo tant’è che uno più celebre di me ne coniò un famoso motto…ma sapere di dover produrre un nuovo lavoro natalizio mi ha riempito d’entusiasmo.

La parte difficile è stata il reperimento di brani a tema che si prestassero a rielaborazioni. Opzione finale scelta e condivisa anche con la produzione è stata un mix tra la nostra voglia di ricerca e la sicurezza della tradizione, cosa che personalmente ha stuzzicato il mio interesse forse ancora di più che nella prima edizione di questo progetto.

Affrontare “mostri sacri” come l’Ave Maria di Gounod o “Gli angeli delle campagne” è stato stimolante e nel caso dell’Ave Maria l’utilizzo di chitarre elettriche e ukulele con un favoloso quartetto d’archi ha creato una versione più giovane e fresca, impreziosita dalla voce del piccolo Matteo; è stato così anche quest’anno, le voci dei bimbi, grandi interpreti per grandi brani, ha fatto nuovamente la differenza: Giovanni e Matteo appunto con i bimbi del coro insieme a bravissimi ed esperti

all’opera con il quartetto d’archi

cantanti quali Anna, Miriam e Gabriel.
Personalmente ho avuto un immenso piacere nell’arrangiare questi brani insieme con altri “nuovi” per me, scoperti in corso d’opera come Borboleta de Natal (dal brasile) o lo spagnolo A la Nanita Nana. Ciò che ha fatto la differenza è stata la sezione d’archi, che ha dato un “colore” intenso ad ogni brano: quattro bravissime ragazze Lucia (insegnante a PpdA), Caterina, Serena e Virginia…fantastiche! Ma anche la sicurezza di musicisti che lavorano con me da anni.

con il Maestro Enea Bollini


Sono io che ringrazio tutti loro e la musica!
Buon viaggio, buona vita, buona musica!

Daniele

la preparazione con il piccolo-grande Matteo

“Dove lo butto?” per promuovere l’affidamento famigliare

“E’ necessario l’impegno di tutti per allargare la rete dell’accoglienza” è l’appello lanciato da Alessia Rossato, assistente sociale e mamma affidataria. Nel territorio di San Giusto Canavese le richieste di accoglienza tramite lo strumento dell’affido superano le disponibilità e allora occorre attivarsi, far sapere a quanta più gente possibile che esiste questo bisogno e che a rispondere non servono super-eroi, ma semplicemente persone generose. L’avventura dell’affido è bella. Aprire la porta di casa porta sempre una ventata “fresca” che rinnova e arricchisce.

Piccola Piazza d’Arti si è messa a servizio di questa causa, ha percorso qualche chilometro (!!!) e ha portato il suo spettacolo “Dove lo butto? Storie di ambiente e disambientati” anche a San Giusto Canavese, in una sala bella piena, di adulti e giovanissimi.

Lo spettacolo ha permesso di “lanciare una rete”, di far risuonare un appello importante. Anche gli organizzatori, Fabio e Alessia, hanno convenuto sull’importanza degli strumenti dell’arte, come il teatro e la musica, quali catalizzatori di interesse e poi veicolo di grandi temi attraverso un linguaggio sim-patico, emotivo, diretto.

Il resto lo hanno fatto le testimonianze, l’accoglienza, i tanti bambini, la voglia di incontrarsi e stare assieme, un graditissimo buffet.

Grazie a tutti per questa bellissima opportunità!!

Leggi l’articolo apparso su Redattore Sociale

COMUNICATO STAMPA 3/5/17

Minori allontanati: servono più famiglie

L’emergenza sociale va in scena in provincia di Torino

Il 6 maggio alle 15.30 a San Giusto Canavese (TO) nel salone Gioannini di Piazza del Municipio 1 la Comunità Papa Giovanni XXIII metterà in scena la necessità urgente di attivarsi per l’affido familiare.

Lo spiega Alessia Rossato, assistente sociale e mamma affidataria: «Nel 2016 abbiamo ricevuto 80 richieste di accoglienza dagli enti del territorio; con le case famiglia e 33 famiglie affidatarie abbiamo trovato risposta a 30 di queste. Sono adolescenti, neonati, bimbi, disabili. Molti sono i casi di maltrattamenti e trascuratezza. Ma nei primi quattro mesi del 2017 sono già arrivate 40 richieste; è necessario l’impegno di tutti per allargare la rete dell’accoglienza».
Nella serata verrà messo in scena lo spettacolo teatrale “Dove lo Butto?” della compagnia Piccola Piazza d’Arti di Rimini. Verranno poi presentati i gruppi di auto-mutuo aiuto fra famiglie affidatarie del territorio, e seguirà buffet aperto a tutti.

SINOSSI Una professoressa e un bidello chiacchierone salgono in cattedra. Tante domande vengono poste per riflettere: “I rifiuti? Si buttano. Ma dove? E perché? E quando si tratta di rifiuti speciali? O meglio sociali? Le persone si possono buttare nel cestino? In una società di numeri uno c’è spazio per gli ultimi?”. Chi ne sa di più è quello che ne sa di meno, perché la realtà non è solo scritta sui libri. Ciò che è da buttare racconta in modo leggero ed efficace un’umanità sommersa: la vita di una grande e bizzarra famiglia. È una raccolta indifferenziata per non rimanere indifferenti, un modo divertente e ricco di significato per presentare la casa famiglia come luogo dove raccogliere è accogliere.

Il teatro che vince l’emarginazione

Il #Teatro è primo ambito di dibattito, inserito della tavola rotonda “Uno, nessuno, tutti #insieme”. Interverranno Giulia Innocenti Malini ed Emanuela Frisoni. 

LUOGO
L’incontro avrà luogo presso i locali della cooperativa Ro’ la Formichina a Linera, frazione di Santa Venerina, in via don Oreste Benzi, 2 .

PROGRAMMA
Sabato 1 aprile
ore 20:30 – Andrà in scena “Vite in viaggio”, a cura della Compagnia Teatrale APG23 – Sicilia, presso il Cine Teatro Eliseo, via V. Emanuele, 273 (Santa Venerina – CT).

Domenica 2 aprile
Tavola rotonda con Giulia Innocenti Malini, docente in Teatro sociale presso Università Cattolica di Milano, ed Emanuela Frisoni, referente artistica APG23, presso cooperativa Ro’ la Formichina, a Linera, frazione di Santa Venerina, in via don Oreste Benzi, 2.

09:30 – Apertura, saluti e inizio dei lavori 
13:00 – Pausa pranzo (possibilità di pranzare tutti insieme)
14:30 – Laboratori esperienziali
17:00 – Conclusione

Per partecipare ad ogni singolo evento ti chiediamo un’offerta (minima) di € 20, di € 50 se partecipi a tutti e tre gli appuntamenti (teatro, musica e danza).
Come ben si può capire per coprire le spese serve ben di più ma non vogliamo che ciò vincoli la partecipazione, se qualcuno può offrire di più senz’altro favorisce l’organizzazione.

N.B.: Il pranzo di Domenica 2 Aprile, prevede un contributo di € 5,00. A chi lo richiede verrà rilasciato attestato di partecipazione.

Max 25 partecipanti.
Scadenza richiesta di partecipazione: 27 marzo 2017.

INFO E PRENOTAZIONI:
(Salvo) +39 340 6552 455
(Laura) +39 348 476 7073 
diversartemente@gmail.com
www.rolaformichina.it